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Diritto del lavoro | (18/02/2019)
Gent.mo Avv,, Sn titolare di un'azienda a Napoli con 3 dipendenti. 2 dipendenti sono in maternita' e l'altra dipendente (resp. contabile e anche operativa) manca dall'ufficio dal 24 dicembre 2018 perche' la mamma in ospedale per emorragia celebrale. Quest'ultima dipendente, pur sapendo lo stato lavorativo in cui mi trovo, oltre a non interessarsi mai una volta delle esigenze di lavoro, soltanto ieri mi dice, dopo mio sollecito, che lei non puo' lasciare la mamma da sola neppure un'ora. Questo comportamento mi ha totalmente deluso e mai si e' degnata della possibilita' di presenziare anche di sole 2 ore al giorno. Ovviam. sono completam solo e non riesco a gestire tutto come, contabilita', operativita' e commerciale. Ovviamente, essendo un settore molto specifico, non riesco a trovare una persona che la possa sostituire. Come devo regolarmi ? Minacciarla al licenziamento se perlomeno non viene 3 ore al giorno in ufficio o mio malgrado devo chiudere l'azienda?? Grazie
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avvocato Antonella Martufi
Avvocato Antonella Martufi
Risposta del 18/02/2019

L'organizzazione del lavoro è una facoltà riservata al datore di lavoro, ciò comporta che - salvo la sussistenza di legittime cause giustificative delle assenze (malattia della lavoratrice, ad esempio) - i lavoratori subordinati non possano assentarsi dal lavoro senza la previa autorizzazione dello stesso datore di lavoro. In caso di assenza ingiustificata (o in altri termini, ad esempio, non autorizzata), il datore di lavoro può esercitare il potere disciplinare, contestando la violazione per iscritto e concedendo al lavoratore un termine non inferiore a 5 giorni per presentare delle giustificazioni.

Trascorso il termine e valutate le (eventuali) giustificazioni del lavoratore, il datore di lavoro può sanzionare la condotta del lavoratore.

Nei casi più gravi, la sanzione può essere il licenziamento.

Tuttavia, l'esercizio del potere disciplinare può essere complicato, presupponendo il rispetto di alcune regole formali, contenute in norme di legge (lo statuto del lavoratori e il codice civile) e nella regolamentazione collettiva, a seconda del settore di riferimento e presupponendo una attenta valutazione della condotta del lavoratore e del rapporto di lavoro. 

Pertanto, ferma la generale illiceità della condotta della lavoratrice, le suggerisco di rivolgersi ad un legale che possa approfondire la questione, integrando il quesito degli elementi necessari, prima di assumere qualsiasi iniziativa.

Avvocato Antonella Martufi

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