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Diritto del lavoro | (24/01/2019)

Buonasera, è da molto tempo che io ed una mia amica veniamo umiliate dalla nostra datrice di lavoro, si rifiuta di parlarci da parte o in un apposito ufficio preferisce farlo davanti a tutti. Mi vede in difficoltà lavorativa e resta a guardare fingendo che io non esista. Ci obbliga a collaborare con colleghe che ci hanno molto ferito con le parole. È innamissibile per me. Volano parole insulti urla e minacce da parte della principale e dei colleghi che sembrano succubi di lei e sembrano remarci tutti contro. Secondo lei sono ammessi certi atteggiamenti, come possiamo procedere? Non ne possiamo più, siamo le due pecore nere dell'azienda tutti ci hanno messo da parte molti senza un motivo vero e proprio ma semplicemente perché è più semplice seguire la massa. Una collega mi ha esplicitamente minacciato di farmi del male e mi ha quasi messo le mani addosso se non l'avessero bloccata. La datrice era lì e mi ha remato contro nonostante la mia collega volesse mettermi le mani addosso.

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avvocato Antonella Martufi
Avvocato Antonella Martufi
Risposta del 24/01/2019

La descrizione dell’ambiente di lavoro in cui opera, denota una situazione di grave conflittualità, rilevante giuridicamente in quanto lesiva di obblighi generali connessi all’esecuzione del contratto di lavoro e al rispetto della persona, nonché degli specifici obblighi previsti dall’articolo 2087 c.c., relativo alla tutela dell’integrità psico-fisica del lavoratore.

La reiterazione nel tempo (almeno 6 mesi) delle condotte descritte, accompagnata da un iniziale disagio psico-fisico fino all’insorgenza di patologie (con accertamento effettuato da strutture pubbliche specialistiche), integra gli estremi del mobbing.

Sia che gli episodi siano recenti che risalenti nel tempo e non sporadici, la condotta del datore di lavoro e dei colleghi (dei quali il primo è, sempre e comunque, responsabile) è rilevante giuridicamente, con responsabilità sia in sede civile che penale.

Va rimessa alla sua personale valutazione la gravità della situazione e l’incidenza sulla sua professionalità e sul suo benessere psico – fisico. In base a detta valutazione, potrà decidere la misura dell’intervento, che potrà esaurirsi in una diffida rivolta al adatore di lavoro ad interrompere le condotte vessatorie oppure potrà essere un primo passo per azioni giudiziarie. Il mio consiglio è di riferire, prima di tutto, al suo medico di base la comparizione di eventuali sindromi o disagi, connessi alla situazione lavorativa ed iniziare un percorso di verifica delle conseguenze dello stress a cui è sottoposta.

Al tempo stesso, le consiglio di redigere una cronistoria degli episodi e di tenere un diario per il futuro.

In ogni caso, prima di assumere posizioni formali, ritengo necessario l’intervento di un legale che sappia costruire con lei una strategia, fissare degli obiettivi e valutare le possibili ripercussioni.

Avvocato Antonella Martufi

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