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Il sindaco ha divulgato il nome di una persona contagiata da Covid. È legale?
Diritto Penale | (13/03/2020)

Buon pomeriggio, spiego rapidamente la mia situazione. Sono un' ..... ed in ragione del mio lavoro ho contratto il Covid-19. Appena appresa la notizia ho ovviamente avvisato il mio medico curante che a sua volta ha avvisato il sindaco del ...... Quest'ultimo ha diramato una comunicazione in cui informava tutti i cittadini del caso. Ovviamente il messaggio è stato poi divulgato tramite social media raggiungendo un vastissimo numero di persone. Tuttavia all'interno di questa comunicazione il sindaco ha dichiarato per esteso il mio nome e cognome affermando che in questa situazione il diritto alla salute collettiva prevale su quello alla riservatezza. La mia domanda pertanto è proprio questa, è corretto quello che dice? In questa situazione il mio diritto alla riservatezza è meno rilevante?

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avvocato Nadia Mungari
Avvocato Nadia Mungari
Risposta del 13/03/2020

A parere di chi scrive no, in quanto il sindaco della Sua città avrà certamente ricevuto - come tutti i soggetti istituzionali e non - le direttive per affrontare il problema, comportanti non già la divulgazione di nome e cognome dei contagiati bensì l'isolamento (o quarantena che dir si voglia). 

Rintengo, anzi, che questo membro delle istituzioni potrebbe rischiare perfino una denuncia per procurato allarme.

Oltre alla violazione della Sua riservatezza, infatti, è stata offesa la Sua reputazione (ciò accade anche dinanzi ad un fatto vero) e, infine, è stato creato allarme sociale tra le persone che Lei ha incontrato o avrebbe potuto incontrare.

I beni giuridici (i valori e i diritti) violati attraverso questa condotta, Costituzione alla mano, non possono considerarsi secondari rispetto al bene della salute, soprattutto perché questa persona aveva specifiche direttive per tutelare la salute dei cittadini da adottare in maniera alternativa. In altri termini, la diffusione dei suoi riferimenti anagrafici non era strettamente necessaria al fine di affrontare e gestire la situazione.

La condotta del sindaco potrebbe inoltre comportare una violazione dell'art. 9 GDPR (General Data Protection Regulation - Regolamento generale sulla protezione dei dati), e delle norme correlate, che dispone: "È vietato trattare dati personali che rivelino l'origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, o l'appartenenza sindacale, nonché trattare dati genetici, dati biometrici intesi a identificare in modo univoco una persona fisica, dati relativi alla salute o alla vita sessuale o all'orientamento sessuale della persona".

Il suggerimento è di valutare, quantomeno, una lettera di diffida al sindaco in questione, facendo espressa riserva di attivare sia l'azione penale, che civile di natura risarcitoria.

Avvocato Nadia Mungari

 

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