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Spesa cara nel mio Comune durante il Covid19. Posso spostarmi in altro Comune per gli alimenti?
Famiglia | (26/03/2020)

Padre di due figli e disoccupato. Nella bottega del paese i prezzi sono molto alti, mentre sono più accessibili nel Comune accanto, che dista 15 minuti. Secondo il DPCM è ritenuto necessario lo spostamento?

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Risposta del 26/03/2020

Il recente DPCM (Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri) sull'emergenza coronavirus, che porta la data del 22.03.20 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 23.03.20, consente, quale motivo di spostamento, anche l'esigenza di reperire generi alimentari presso i supermercati aperti.

Il Governo ha specificato che occorre recarsi presso il supermercato più vicino alla residenza, onde evitare spostamenti più lunghi e/o un maggior traffico lungo le strade.

In via generale non è esclusa la possibilità persino di cambiare Comune, recandosi in quello limitrofo, per fare la spesa. Ciò però a condizione che nel proprio Comune di residenza non vi sia possibilità di approvigionarsi.

Il Governo nella sezione FAQ (Frequently Asked Questions) ha precisato che: "la spesa è fatta di regola nel proprio Comune, dal momento che questo dovrebbe garantire la riduzione degli spostamenti al minimo indispensabile. Qualora ciò non sia possibile (ad esempio perché il Comune non ha punti vendita), o sia necessario acquistare con urgenza un bene non reperibile nel Comune di residenza o domicilio, o, ancora, il punto vendita più vicino a casa propria si trovi effettivamente nel Comune limitrofo, lo spostamento è consentito solo entro tali stretti limiti, che dovranno essere autocertificati".

Essendo il decreto sul Covid19 recente, non esiste un orientamento interpretativo: non parrebbe però la valutazione e la comparazione dei prezzi un motivo oggettivo, per potersi recare presso un commerciale alimentare di altro Comune.

Ciò, fatto salvo che la differenza di prezzi sia tale da, oggettivamente, impedire alla familgia di approvvigionarsi.

Avvocato Fabrizio Tronca

     

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