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Separazione e incrementi patrimoniali avvenuti durante il matrimonio: come funziona?
Separazione dei coniugi | (25/04/2018)
Siamo in regime di comunione di beni, mia moglie non lavora e ha problemi di salute. In caso di separazione mia moglie, oltre all'assegno di mantenimento, può chiedere una parte dei miei risparmi bancari ? Se prima del matrimonio avevo in banca 60.000 euro e adesso ne ho 80.000, ha diritto a una parte del totale (80.000) o a una parte dell' incremento realizzato durante il matrimonio (80.000-60,-000=20.000) ? Grazie
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Risposta del 25/04/2018

La voce sulla quale dobbiamo porre il focus di questa fattispecie è l'assegno di mantenimento.

In fase di separazione e/o divorzio il coniuge più facoltoso (ovvero colui il quale abbia una occupazione lavorativa, un reddito superiore a quello dell'altro coniuge, un patrimonio più vasto), può essere tenuto a corrispondere periodicamente (a cadenza mensile) un contributo economico a beneficio del coniuge meno abbiente.

Tale importo può essere versato a titolo di assegno di mantenimento, teso a garantire il mantenimento del medesimo tenore di vita retto in regime di matrimonio, o a titolo di alimenti, che garantiscono solo un contributo per le esigenze primarie (vitto ed alloggio) dell'altro coniuge.

La misura di tali importi è data da alcuni criteri di prassi: la durata del matriminio, l'effettivo stato di bisogno del coniuge beneficiario, le possibiltà economoche del coniuge pagante.

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Ciò precisato, esaminando il punto relativo ai denari giacenti sul conto corrente, osserviamo come cadano in comunione dei beni le ricchezze o le posizione attive acquisite durante il matrimonio e non prima che questo fosse concluso.

Un'eventuale richiesta da parte di Sua moglie di divisione sulla somma complessiva di € 80.000,00 formata anche grazie ai denari da Lei posseduti prima del matrimonio riteniamo da considerarla infondata.

Occorrerebbe poi chiarire se trattiamo di un c/c cointestato ovvero intestato solo a Lei. Nel primo caso, posto che il regime prevede che la liquidità si supponga in parti uguali nella misuira del 50%, occorrerebbe l'ulteriore onere di dimostrare che le quote non saranno 50/50, ma in effetti almeno € 60.000,00 fossero già a Lei intestati pre-matrimonio.

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Circa i 20.000,00 € residui, l'ipotesi di una divisione, posto che sono entrati nel Suo patrimonio durante il vincolo coniugale, ha maggiore cittadinanza. Sarebbe in ogni caso da dimostrare quale quota di tale importo derivi, ad esempio, dalla Sua retribuzione. In tal caso alla consorte non spetterebbe un diritto di divisione.

 

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