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Diritto del lavoro | (24/01/2019)
Salve, io ieri sono stato chiamato merda dal. Mio capo a lavoro dicendo: SEI UNA MERDA. Oltre a questo spesso ha usato espressioni del tipo "a me non frega un cazzo vi faccio stare qui 10 ore al giorno 7 giorni su 7". In tutto questo ci troviamo a fare turni da 11 o 12 ore alcuni giorni e spesso anche senza lo stacco da un' turno all'altro di 12 ore e fare turni di notte dove per 2 ore se solo in reparto perché il. Primo. Collega arriva due ore dopo (da turni). Ho cercato di fare un riassunto di quello che accade naturalmente tralasciando le cose meno importanti. Vorrei un consiglio su cosa fare Vi ringrazio in anticipo
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avvocato Antonella Martufi
Avvocato Antonella Martufi
Risposta del 24/01/2019

La situazione da lei descritta pone due tipologie di problemi.

Il primo riguarda le condizioni di lavoro e la tutela morale della persona, il secondo, attiene a profili di carattere contrattuale (orario di lavoro) con conseguenze sul pagamento della retribuzione.

Riguardo il primo aspetto, il datore di lavoro ha il potere di richiamare il lavoratore, ma non quello di aggredirlo verbalmente, ricorrendo all’utilizzo di frasi offensive, di ingiurie o anche di minacce.

Una tale condotta è lesiva della dignità del lavoratore e comporta una responsabilità sia in sede penale che in sede civile.

Nei casi più gravi e soprattutto reiterati nel tempo, può configurarsi un’ipotesi di mobbing.

Riguardo alla durata della prestazione, il limite massimo del turno giornaliero è regolamentato dal CCNL di categoria (e pertanto, sarebbe necessario sapere in quale settore opera) e in alcuni contratti può essere previsto un orario giornaliero superiore alle otto ore (o alle 40 ore a settimana) senza tuttavia che possa ritenersi superato l’orario di lavoro ordinario.

Anche i riposi giornalieri sono regolamentati dai CCNL, anche se di norma tra un turno e l’altro è obbligatorio un tempo minimo di riposo (di solito di 11 ore consecutive).

La violazione dell’orario di lavoro, oltre a comportare una maggiorazione per l’eventuale lavoro straordinario, comporta il diritto al risarcimento del danno.

Le misure a tutela delle suindicate condotte possono essere svariate, dipendono anche dagli obiettivi che il lavoratore si pone, alle condizioni professionali in cui si opera e alle dimensioni dell’impresa. Oltre a poter diffidare il datore di lavoro di interrompere le condotte offensive, si può ricorrere alle dimissioni per giusta causa, interrompendo il rapporto senza dover lavorare nel periodo di preavviso e agendo contro l’impresa per il risarcimento dei danni. A ciò possono essere aggiunte ulteriori azioni, ma vista la delicatezza delle situazioni, è sempre bene avvalersi dell'assistenza di un avvocato.

 

Avvocato Antonella Martufi

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