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Interesse del minore e accordo dei genitori: come funziona?
Famiglia | (26/04/2018)

Buonasera, le chiedo ,sono una donna con un bambino di 4 anni avuto da una ex relazione dove il padre ha riconosciuto il figlio, e tramite il tribunale di .... ho ottenuto affido del bambino più 350 euro mensili. Attualmente nn ho lavoro ed abito in casa sua mentre lui è andato via con un'altra donna. La mia domanda è la seguente posso andar via da ... , andando a .... dove abitano i miei familiari? Perché il padre di mio figlio mi minaccia dicendo che nn posso muovermi, mi fa togliere il bambino facendomi nn Poca violenza psicologica. io trasferendomi a .... potrei lavorare con regolare contratto badando mia mamma che nn è autosufficiente ed inoltre sarei ospitata a casa di mio fratello. Nulla toglie di far sempre vedere il bambino al padre ogni qualvolta lo vuole ....allora le chiedo come posso fare x trasferirmi ?grazie

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Risposta del 26/04/2018

Le decisioni assunte da un genitore, o da entrambi, che abbiano conseguenze sulla vita del figlio, devono essere governate dall'interesse del minore, non gli recandogli pregiudizio.

In via astratta, non è escluso che il genitore collocatario possa trovare una nuova soluzione logistica (nuova residenza o città) insieme al minore. Tale iniziativa deve però essere presa tutelando l'interesse del bambino e i diritti dell'altro genitore.

L'interesse del bambino si realizza in particolare nel diritto di conservare, ova siano già in atto, le relazioni sociali ed affettive già maturate.

Ad esempio, laddove il bambino abbia già un insieme di rapporti amicali con i compagni dell'asilo, ovvero sviluppato confidenza ed agio con le maestre o ancora una rete familiare dalla quale non distaccarsi.

Non di secondo momento è l'esigenza del minore di stare con il padre. Questo non è solo un diritto del genitore, ma altrettanto un diritto del figlio. La prole ha infatti diritto di sviluppare il più possibile la relazione affettiva, culturale ed emotiva con entrambi i genitori: è quindi opportuno e doveroso valutare caso per caso se e come il bimbo riesca a frequentare ancora il papà, per non privarlo di un diritto naturale.

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Naturalmente non può emarginarsi il diritto in senso stretto del padre verso il minore. In particolare in mancanza di accordo del genitore al trasferimento, le ragioni sopra esposte dovranno essere ancor più fondate e salde. Il padre, come la madre, detiente il diritto/dovere di mantenere, educare ed istruire la prole e deve pertanto essere messo in condizione di esercitarlo ed assolverlo. Laddove la madre fissi la prorpria residenza in altra località, dovrà premurarsi di specificare e garantire le condizioni di visita del padre, conciliabili con le abitudini (e le possibilità economiche) di vita dello stesso.

Nella fattispecie è però anche da evidenziare come il figlio si inserirebbe in un contesto familiare allargato e la madre conseguirebbe un'occupazione lavorativa, con relativa retribuzione, della quale gioverebbe anche il minore.

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Sotto il profilo procedurale, riteniamo la fattispecie debba essere accertata e valutata dal Tribunale competente, per tre ragioni:

non sussiste un accordo, attualmente, tra le parti genitoriali; il Tribunale è autorità che emette provvedimenti nell'esclusivo interesse del minore; un provvedimento del Tribunale tutela tutte le parti in causa poichè, laddove una di esse non lo rispetti, i relativi diritti sono immediatamente esecutivi ed azionabili.

Considerata la delicatezza della vicenda e la scelta tanto radicale in ottica futura, il suggerimento è attivare un ricorso al Tribunale per richiedere la regolamentazione del rapporto di filiazione, contestualmente richiedendo l'autorizzazione a collocare la dimora del bambino in altra e diversa città rispetto a quella del padre. 

 

 

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